Blog

Le nuove linee guida sui Certificati Bianchi

Dopo un lunghissimo periodo di gestazione, ben oltre le previsioni iniziali, finalmente ha visto la luce (ad inizio aprile) il Decreto ministeriale 11 gennaio 2017, che dà il via all’aggiornamento delle regole del principale strumento di incentivazione dell’efficienza energetica italiano: il meccanismo dei Certificati Bianchi o Titoli di Efficienza Energetica.

Molti dei cambiamenti era già stati anticipati ed alcuni dei principi delle nuove linee guida erano già in fase di applicazione da parte del GSE, nonostante l’assenza di un riscontro normativo.

Va evidenziato che, con il Dlgs 102/2014, l’Italia si è impegnata a rispettare gli obblighi europei di raggiungimento dei target di efficienza energetica proprio attraverso il meccanismo dei Certificati Bianchi, nella misura di almeno il 60% dell’obiettivo finale.

Di seguito le principali modifiche apportate

Innanzitutto è stato specificato che tra i soggetti ammessi alla realizzazione dei progetti (a parte quelli obbligati) ci sono coloro che, per tutta la durata dell’intervento, sono in possesso della certificazione UNI CEI 11352 (ESCo) o coloro che hanno nominato un EGE certificato UNI CEI 11339; ciò significa che non è più possibile la realizzazione diretta da parte delle imprese che hanno nominato un energy manager (a meno della sua certificazione).

Fra i cambiamenti introdotti, forse il più significativo riguarda l’eliminazione del coefficiente “tau”, che comporterà la distribuzione su un periodo più lungo dei titoli complessivamente acquisibili, allineando (sostanzialmente) i concetti di vita tecnica e vita utile.

In sostanza, considerando tutte le novità viene richiesta una maggiore conoscenza della realtà presso cui si realizza l’intervento ed un maggior coinvolgimento e impegno da parte dell’utente finale.

Si richiede di attivare un monitoraggio di lungo periodo (12 mesi e con frequenza di campionamento almeno giornaliera) per la costruzione della baseline, che dovrebbe spingere gli utenti finale a considerare gli strumenti di monitoraggio energetico come un prerequisito per una corretta gestione dell’energia e non come un oggetto funzionale al solo riconoscimento dei Titoli di Efficienza Energetica.

Il lungo periodo di monitoraggio lungo potrà ingessare il meccanismo al suo riavvio, non consentendo se non tra un anno, o nei casi in cui è già disponibile la misurazione dell’impianto su cui si interviene, di avere i dati per la consuntivazione dei progetti.

Ciò detto, comunque, rimane possibile dimostrare che le misure relative ad un periodo e ad una frequenza di campionamento inferiori siano rappresentative dei consumi annuali.

Viene ridotta la dimensione minima del risparmio atteso (ora pari a 10 TEP) per richiedere i titoli ampliando, notevolmente, la base dei potenziali fruitori dell’incentivo.

Tra i metodi di valutazione è previsto quello dei progetti standardizzati “PS”. Per questo metodo è stato prevista la possibilità di proporre nuove tipologie di progetti ammissibili (oltre alle schede standard già esistenti); il metodo è applicabile a progetti in cui sia dimostrabile la ripetitività e la non convenienza di installazione dei misuratori sui singoli progetti. Questi progetti devono essere presentati da un unico titolare.

È Importante ricordare che, per avere un quadro completo di ciò che ci attenderà nel prossimo periodo, oltre al Decreto ministeriale uscito ad inizio aprile, dovremmo attendere l’uscita delle linee guida operative, il contratto tipo e le sempre utili FAQ del Gestore dei Servizi Energetici.

Fino ad allora possiamo segnalare che, tra le criticità osservate nella lettura del provvedimento del Ministero dello Sviluppo, sicuramente c’è la poca chiarezza su come dovrà essere gestito il periodo di chiusura delle vecchie regole, soprattutto per quanto riguarda i progetti analitici, a cui si aggiunge la grande libertà che viene data al GSE, il quale, guardando al recente passato, non ha dimostrato una reale apertura verso gli operatori di mercato, gestendo in molti casi il rapporto verso i propri interlocutori con scelte unilaterali, molto discutibili e facendo valere la propria forza burocratica.

Il meccanismo dei Certificati Bianchi rimane, comunque, il principale sistema di incentivazione per le attività di efficienza energetica.